venerdì 27 aprile 2012

io vorrei

io vorrei non minacciare ("sia chiaro: alla prima occasione che strisci le scarpe sull'asfalto mentre sei nel passegino, torniamo a casa!") io vorrei mediare incessantemente, venirle incontro sempre, comprenderla come altro da me, io vorrei non sentirmi satura di giochi, frizzi, intrattenimenti, filastrocche inventate sul momento, opposizioni; io vorrei non assecondare il suo capriccio, non sentirlo, ingnorarlo. io vorrei guardarmi allo specchio e riconoscermi. invece, accade che se mi fermo troppo, questo viso, questi occhi non li riconsco più. è questo il mistero insondabile della maternità? questo il suo sembiante? il totale sradicamento da sé? per questo è così difficile essere madre? perché migri da te a vita?
qualche giorno fa la guadavo nella vassa (vasca). cinguettante contro le onde invadenti (spruzzi come cascata che debordano sul pavimento). ho provato un senso di straniamento. chi è questa bambina? cosa ci fa qui? il mio specchio. la fonte del mio spasimo, nel bene e nel male. poi d'un tratto si è girata. mi ha chiamata: "allora, mamma, devi fare cosi"...e mi insegnato un esercizio acquatico. non ero più sdoppiata tra un prima e un dopo. ero ritornata dentro. dentro il suo respiro regolare, quando la notte dividiamo lo stesso cuscino, nello stesso letto; dentro la sua morbidezza del suo: "se ci rimani male, ti abbaccio!"; dentro le sue lacrime, dentro le sue domande. fuori da me. fuori, per una volta almeno, dalla trepidazione urticante di essere perfetta.

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