lunedì 3 settembre 2012

ah....i rientri...

Stamattina ho deciso di fugare le zie grigione, nicoletta costa mi perdoni, che ammuffivano nella mia mente. Così di buona lena, ho indossato i panni della casalinga. Non troppo disperata. Ho lanciato un’occhiata al lino stropicciato dei pantaloni bianchi: "dai appendici, tiraci fuori da questa valigia". "Ormai sono quattro giorni". "Dacci alla nostra casa". E vabbè. Con minou al seguito , trotterellante e inesausta, mi son mossa a pietà. Ho dato casa a pantaloni, vestiti e biancheria intima. Un pò in ordine e un pò alla rinfusa, però. La valigia è sgombra. Ottimo. Ho preso coraggio e ho affrontao il pavimento del soggiorno. Minacciosi agglomerati di polvere mi sormontavano. Temerari e spavaldi.
Con volontà ferrea ho impugnato la ramazza. Minou, fiereggiava delle sue costruzioni post moderne: torri sbilenche con cubi mordibi, cubi duri, cubi magnetici. Insomma un’esplisone di cubi. Poi gli occhi sono stati rapiti dal nitore appannato del turchese: insomma, il portabiancheria. "Coraggio portaci a fare una bella doccetta". Si dacci una bella centrifugata", gridavano in coro asciugami spaiate, short con faccine a go-go di hello kitty, eccetere, eccetera. E vabbé. Vi carico e vi porto.
E vai. Con soddisfazione sconosciuta. Ogni tassello tornava a posto. Segno del rientro o quasi a casa. Mi merito una pausa. Mi lavo, mi vesto. minou mi segue a ruota. "Posso uscire con musichina (il suo bolide rosso e blu)?" "No. Ci sarà da camminare. La strada è lunga. Non posso portarvi in braccio tutt’e due". Stranamente si convince. Nessuna mediazione dialettica da condurre. Il mio ego fa una capriola, le zie grigione all’orizzonte, dissipate. Mi avvio sulla stradina, a rallentatore. Destinazione, chiesa. Ci provo quantomeno, oggi. Oggi che è domenica. È come una mancanza. La voglio riempire. Stremata dalle fatiche casalingoidi, questa boccata d’aria è quello che ci vuole. Al ritorno, come da copione, per un lungo tratto, porto anche minou in braccio. È felice. Stanca. Ma felice. Sono felice. Stanca, ma felice.
"Ciao casa siamo tornate". Il saluto. Cade nel vuoto. La casa non risponde e nemmeno il signor emme che giace riverso tra le braccia d’edera di morfeo. Ore 11.00.
"Lo vediamo?", mi sventola happy feet,  minou, in un revival di cose sue , ma da scoprire, perché “sono tornata a roma per la prima volta”. Ci abbracciamo sul divano. Mi alzo. Pappa da preprare. Potage? E potage sia. Emergenza pupù da sbloccare. Mi industrio ai fornellli. Con rinnovato stupore. E degna della creatività di un gourmet, mi evolvo in peperoni, riso basmati e pollo. Wow, quasi non ci credo. Ore 11.30. Il signor emme , continua a giacere riverso..poi la stanza prende aria. La sua. Il suo corpo si materializza, il volto rilassato, i capelli scomposti. Un buongiorno squillante. Varca la soglia della cucina e…..."ci sono queste cose da lavare” motteggia genuino, adocchiando la pila di piatti,  bicchieri, posate e bicchieri che chiedono pietà dal freddo alluminio del lavello.
"Si, ci sono delle cose da lavare". Rispondo distratta. E aggiungo…"le puoi lavare tu, dopo". "Perché non le puoi lavare tu?". "No, io non posso. Sto cucinando". "Ah…

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