Perché i figli logorano? Perché abbiamo bisogno di proteggere la nostra salute mentale, quando ci sono loro di mezzo? Perché, al culmine dell’esasperazione, gli inculchiamo gli stessi sensi di colpa dei nostri genitori ( sei stata cattiva lilli, ecco perché ti ho portato via il lecca-lecca), dai quali impieghiamo una vita per fuggire? Perché consumiamo tradimenti, quando siamo impotenti? (mamma, va in bagno e poi torna, eh?!!!. Mamma va a parcheggiare meglio la macchina, sennò la polizia mi fa la multa!!!! E le gambine si avvicinano. Ma di poco. E le braccia, si rilassano, ma negli occhi tremano le lacrime. E guardi attonito tuo madre, sapendo che ti mente. Che è un modo per arginare quelle braccia, le tue, che la ghermiscono. Ma lei deve andar al lavoro. Te l’ha detto un sacco di volte). Ricominciare è violento. Soprattutto per un bambino.
Perché li minacciamo, bonariamente o meno di fronte ai loro disagi? (guai a te se mangi, andrea, eh?!!! Mi raccomando. Rimani digiuno anche oggi!).
Stamattina l’asilo di minou sembrava un circo impazzito. Una calca di mani, braccia, capelli e occhi bagnati. Messi alla rinfusa da un picasso, bambino anche lui.
Un non-ce-la-posso-fare mammesco e appapa echeggiava sinistro sulle pareti quadrate (bene, adesso, un bacio, ti lascio e senza piangere, martina). Un boccheggiare indomito da devo-andare-è tardi- e chissà che traffico- e di-nuovo, al lavoro: stamattina- non- voleva-che andassi-via.
Seduta sulla panchetta di legno rosso, con minou abbarbicata, guardavo. Occhi comprensivi e attenti. Braccia avviticchiate attorno al suo pansotto. Una miniatura, l’una dell’altra. Abbiamo aspettato che la tempesta lasciasse detriti o poco più. L’ho tenuta stretta. D’un tratto ci siamo alzate. L’ho allontana dalla tragedia che si consumava, ancora, al nostro fianco: lilli, voleva un trampolino per fare i tuffi. Solo così avrebbe salutato il suo papà. Il suo papà rispondeva, quasi per esplodere, che si era tuffata per un mese intero. Po la rabboniva. L’abbracciava, cercando di calmarla. Minou adora tuffarsi. …
Ci siamo avvicinate alla vetrata che dischiude le classi. L’ho incitata ad entrare. La promessa che sarei andata via quando il pavimento sarebbe stato asciuto. Si è seduta in cerchio, insieme a tutti gli altri. Coraggiosi pulcini che affrontano il distacco per coraggiose mamme che devono essere tutto.
“posso guardarti?”. Certo che puoi, minou.
“il pavimento è asciutto, andiamo in classe!”, li avverte vitale, francesca.
Le sussurro un grazie. A nome di tutte.
Un bacio a ventosa. Lungo lungo fino a cento, come dice minou. Con passo fermo mi avvio. In testa le cose da fare. Io alla mia giornata, tu alla tua. Per oggi, senza sensi di colpa.
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