E poi c’è quella manina che si arrotola su un seno gravido. Stillante. E poi quella boccuccia che sugge. Prende vita. E poi c’è la testina che affonda nell’incavo del gomito. Come se ci fosse sempre sta. Allattare. Crescere. Far diventare grande. Nel significato più intimo e più onnipotente che una mamma possa sperimentare.
I benefici dell’allattamento. Non ti becchi un cancro al seno, previeni l’osteoporosi. Non è vero che cadano i denti. Accresci la tua autostima. Potenzi il sistema immunitario della luce dei occhi.
Insomma, tutto converge verso un tripudio e un trionfo di una naturalità, oserei dire, mammaria.
Allattare, dunque, naturaliter designa la tua mammitudine. Senza remissione. Sei mamma, dunque allatti.
Se così stanno le cose, quando un sistema di individui organizzati in società, rappresentata in un parlamento, discute di una proposta di legge che bandisce il latte in polvere, rendendo obbligatorio, per tutte le mamme, l’allattamento al seno, dovremmo tutti fare clap-clap. Ecco finalmente uno stato che statuisce una verità ovvia. Tutte le donne sono naturalmente mamme, perché tutte dotate di tette e tutte, dunque, allattanti.
La scena della consultazione è il parlamento venezuelano. In piena affermazione, economicamente parlando, autarchica.
Le attenuanti dell’obbligo? Solo motivi di salute della mamma – questa volta – contro il diritto dei figli di essere allattati.
La proponente? Una deputata Odalis Monzon. Socialista.
E così ti trovi a pensare che il senso di giustizia stia tracimando decisamente. Perché ci sono dei rappresentanti che legiferano sull’ontologia dell’allattare. Che è naturale, quindi dovuto. Che tentano di stabilire che sei mamma. Una buona mamma, se allatti. Che dividono le mamme in due serie, A e B. che, molto banalmente, omettono una cosa. Allattare il proprio figlio, i proprio figli, è una scelta. Sempre.
Per ciò stesso, una mamma che ha iniziato, ha provato, poi ha smesso per ragioni che, qui e ora, ha ritenuto e considerato, non è meno bella di una mamma che ha continuato ad allattare.
Sono minou allattante. ancora. conosco il sapore dei sopraccigli che si levano in punti esclamativ, quando ne parlo. conosco le bocche che velocemente si schiudono in "oh" stupiti, come disarcionati.
a me va bene, così nella consapevolezza che non sono una mamma migliore di un'altra. solo diversa. elogio arricchente.
stig dagerman, lo dice così: "...meglio è imparare/ troppo tardi a giudicare/ ma se proprio/ ma nel caso:/ ultimi gli altri/se stessi per primi."
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