Guarda cosa ho trovato, ho esclamato garrula e sicura del potere calamitante della mia scoperta.
Si, ci voglio uscire, ha risposto minou-voce-rapita.
Ok.
Un manto nero copriva i fiori. Ci voleva una soluzione immediata. È salvifica. È bastato un gesto. Ho allungato la mano tra le pieghe fucsia della borsa ed eccole qua. Un rettangolo turchese. Una linguetta apribile e appare lei: la SALVIETTA UMIDIFICATA.
È bastato uno sfregamento. Convincente. Determinato. Ed ecco il rosa riprendere il suo nitore. Tutto bianco, il fondo. Come la camicetta della signora candida. Della candeggina Ace.
Dopo l'iniziale stupore. La mia mente si è incagliata in una domanda: di cosa mai saranno fatte ste salviettine che furoreggiano, indispensabili, nell'universo mammario? Se un foglio di carta umidificato contiene cotanto potere, sarà il caso di rivedere i nostri principi pulenti. È già perché, la funzione magica delle suddette si manifesta anche con le macchie che, nerborute, affollano le mise bambine da zero a sei anni. Anche quelle degli adulti. Con una forza pulente più accanita del dixan!
Ho pensato che i barattoli di plastica di smacchiatori e via macchie potrebbero scomparire. Dalle case e dai supermercati. Una soluzione eco-sostenibile.
Ho immaginato che le salviettine umidificate ne prenderebbero il posto. Egregiamente. Via, dunque, dai cuculetti morbidi. Via, dunque, da manine e faccine. Da musetti. Odorosi di bimbi.
Evviva il profumo candido. Senza la candeggina di fogli di carta. Umidicci. E ripiegati.
Nessun commento:
Posta un commento