martedì 9 luglio 2013

Per stasera sono salva

Lo sai e' da una settimana che mati e giù dai nonni. C'è l'ha chiesto lei. A telefono e' sbrigativa. Mamma, io sto bene. Adesso vado che devo giocare con la play.
Una seienne alla sua prima vacanza senza mamma e papà. Scorati, nella capitale, perché mati da' il ritmo alla loro giornata. Il fratellino, quasi unenne, ancora gattona. Altro tipo di ali spiegate.

Quantomeno è li. A testimoniare il ruolo di bisogno. Di essere di bisogno per qualcuno. Un figlio. Ovviamente.

Come affrontare il desiderio di volare via, innocuo, vivo e profondamente urticante? Come classificare quella fitta che si mette proprio li' tra le costole fluttuanti, di fronte all'inarrestabile incedere del distacco (salvifico, perché fondante l'essere di un figlio?).

Mentre le parlava al telefono con la voce sul cuore perché mati insisteva io sto bene qui, mamma. E lei, ma non vuoi tornare a casa?, emme ascoltava sospesa. Cosa farei io? Mejor la muerte, ma a seicento km di distanza, minou non la lascio andare. Già. E, se lo chiede lei? Metto in atto tutte le digressioni possibili oppure sostengo quelle ali?

La risposta e' arrivata ieri sera. Così dal nulla, come le note del terzo movimento della nona di Beethoven. Torniamo a casa. Riti di pappa. Un nuovo gioco, la valigetta del dottore. Li nel lettino della sua camerette. Pigiamino a maniche lunghe di un inverno fa, il piumone rimboccato fino agli occhi. Buonanotte mamma. Abbracciata al suo peluche. La voce orgogliosa: stasera dormo qui. Da sola. Va bene. Assisa sul divano rosso. Tra le mani le pagine di un libro. La visione dell'attesa. Di un  ravvedimento. Perché non c'e' il mio respiro sul suo cuscino. La visione dell'attesa. Silente. Frammista ad un'amirazione adulta, stupefatta, verso quella robustezza bambina. Consapevole di un'alterita' in divenire.

Arriva salterellando, mamma posso avere il latte? Primo cedimento. Dico nulla e le preparo il latte.

Mamma, mi guardi mentre dormo? Trasferisco il mio corpo in slow motion sul pavimento rosa tappeto. Il libro che non svelerà la sua fine, tra le mani.

Mamma, mi racconti una favola? Inizio una nenia, il più possibile soporifera.

Mamma, va bene che stasera dormo con te nel lettone e domani da sola qui?

Un balzo misurato. Mano nella mano. Testa contro testa. Respiro su respiro.

Grazie, minou. Per questa sera mi hai salvata. Ma sono stata brava anch'io. Almeno spero.

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