domenica 11 marzo 2012
Mamma T
Mamma T.si sente una ladra. Con gli occhi bassi segue il ticchettio di mani altrui sulla tastiera:l'operatore tra un po' stringerà tra le mani banconote fruscianti. Vaglia veloce da riscuotere, un ponte su cinquecento chilometri di distanza. Li prende. E già sono pieni di tutte le cose che diventeranno. Via le sopracciglia in eccesso, per addolcire lo sguardo. Unghie laccate, che e' solo quattro euro e poi qui non le piace come fanno la manicure. Non le piace la pinzetta che si accanisce con le sue cuticole. Dal parrucchiere? Taglio nuovo di capelli? Riflessante naturale? Troppo. Sono più di settanta euro. E pazienza se il ciuffo di capelli che copre la tempia destra s'ispessice di bianco. Non si vede. Lo vede solo lei, ogni mattina. Davanti allo specchio. I capelli in un torchon appuntato con una matita, che le pinze spariscono sempre come gli accendini quando desideri una sigaretta, nemmeno fosse l'ultima. Ogni mattina un sospiro. Una ventata d'ossigeno per quelle tremende rughe d'espressione? Una seduta costa sessanta euro. E poi non sono mica Madonna? Andrà bene la crema rimpolpante. Ma mamma t non e' costante. E' tenace. Ma non basta. Ci vuole impegno, disciplina. E soldi. E poi come si fa? C'e'babybimba. Il regalo da fare per l'amichetto dell'asilo. Il guardaroba di primavera, i libri per nutrire la sua mente... Pensa alla Camilla che non ha preso dal distributore. Una rinuncia piccola. Come tante. Ha imparato a non desiderare. A riempirsi gli occhi di quello che guarda. Tutto risparmiato per lei, la sua bambina. Perché deve avere il meglio. A volte il meglio e' una mamma che rinuncia. A volte basta il sorriso che le rivolge, gli occhi come un punto interrogativo e, mi ha portato una sorpresa? A volte mamma t risponde che e' lei la sua sorpresa e, con apprensione, aggiunge, non ti basta? Mamma t non lavora. Ha scelto. O semplicemente ha subito. A volte e' felice. A volte no. Quando vede ondeggiare borse avviluppanti e disinvolte di prada, su braccia sicure e sguardo alto e lontano, non e' molto felice. Pensa a quello che non ha. A quello che non potrà dare a babybimba. Allora si cruccia, si chiude e proprio non ce la fa a reagire. A trovare la strada. Quando e' infelice e le sembra di annaspare, perché, diciamola tutta, mamma t e' depressa, i capricci di babybimba diventano uno scontro bruciante. Fatto di rabbia e di urla. Di "hofattoquestoperte" e altre cose indicibili sulle quali versa lacrime calde. Da sola. Per non farsi vedere. Quando le urla salgono e le mani diventano gesti perentori che ordinano senza pronunciare alcuna dolcezza, baybimba le dice che non si grida. E mamma t diventa piccola piccola. Tace e si dice nonlofacciopiu'. Torna ad essere felice. Vorrebbe tornare alla sua vita precedente. Prima di babybimba. Vorrebbe lavorare. Allora le prende il magone perché e' insicura, perché l'assenza allontana. Anche una madre da una figlia. Perché i bimbi non sono macchine da parcheggiare. Perche' vorrebbe esserci sempre per babybimba e non vuole sperimentare modi diversi dall'esserci. Rimane sospesa così. Fino alla prossima volta in cui sarà infelice. Ma ha promesso, nonlofacciopiu'.
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