martedì 2 ottobre 2012

spezzate

e poi qualcosa si spezza. e non sai più come riannodarlo. perchè sei grande.
e un giorno diventi spettatrice di giochi bambini. e sai che quel mondo non è tuo.
e all'improvviso ti rendi conto del calcare che indurisce i tuoi tratti. che proprio non vogliono saperne di sciogliersi. e cerchi invano un trattamento muriatico che vada bene per gli esseri umani.
e d'un tratto realizzi - ma lo sapevi, oh se lo sapevi - che da qualche parte, si è annidata la dolcezza. ma rimane nascosta. per vedere l'effetto che fa.
e così sperimenti di quanto sia difficile atteggiare il volto in un sorriso.
e per caso consideri che è così. che ci sono limiti che segnano un non ritorno. che una volta superati, avvincono lo stomaco in conati inespressi.
e alla fine non sai dire, ma mantieni un silenzio nodoso. più pesante di mille di parole.
e di colpo, intendi che, basta un frase, una frase bambina, per fare affluire tutto quello che avevi nascosto. e le guance sono accaldate. e corri a dare quell'abbraccio negato. e ti affretti a dire che non succederà più.
e per beffa, l'attesa ti ha bugerato. ma credi che quell'attimo tu possa riaverlo indietro.

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